"All‘inizio del lavoro avevo detto a Guido (Guglielminetti): ‘riempiamo la casa di strumenti e proviamoli tutti così come viene senza pianificare nessun suono di partenza, lasciamo che le canzoni ci portino dove vogliono loro‘.
E avevo scelto di lavorare a casa mia invece che in uno studio per avere un clima più rilassato, niente orari di lavoro, niente gente di passaggio. Era trascorso parecchio tempo dal mio ultimo disco e non ero più abituato all‘idea di prendere la macchina, parcheggiare e chiudermi in un posto con un vetro davanti a suonare le mie canzoni.
Del resto avevamo già sperimentato questo modo di lavorare domestico con Giovanna Marini, quando avevamo inciso Il fischio del vapore e avevo fatto venire a casa tutto quello che serviva. Avevamo montato mixer e amplificatori e strumenti vari in un paio di stanze e avevamo ottenuto il miglior suono che potessi desiderare. Allora perchè non riprovarci? Così partimmo senza darci nè regole nè scadenze…"
Estratto dall‘Intervista di Paolo Vites per Corriere della Sera/Collezione "Contemporanea".
Pubblicato nell‘ottobre 2009.
Notes
Questione di blues
"L‘idea di scrivere un blues mi ha sempre affascinato, forse perchè del blues non conosco nulla, ignoro completamente i suoi fondamenti e la sua letteratura. Da giovane ero amico di Roberto Ciotti, storico bluesman romano, da cui acquistai la mia prima chitarra di un certo valore (una Gibson J45 che possiedo ancora) e da lui sentivo spesso parlare di numero di battute, di scale, di Chicago e di Delta. Poi ho sentito un po‘ di dischi di Robert Johnson o di altri bluesman di quel periodo ma la conoscenza del blues non è molto migliorata. Fondamentalmente ciò che mi affascina è tutto ciò che dal blues è passato alla musica rock, quindi qualcosa di non originale, di filologicamente non corretto, di piacevolmente spurio."
Estratto dall‘Intervista di Paolo Vites per Corriere della Sera/Collezione "Contemporanea".
Pubblicato nell‘ottobre 2009.
Estratto dall‘Intervista di Paolo Vites per Corriere della Sera/Collezione "Contemporanea".
Pubblicato nell‘ottobre 2009.
Una canzone è una canzone
"Non ho mai voluto in nessun modo entrare nel cuore degli innumerevoli dibattiti che hanno contraddistinto le infinite (e spesso tediose) ‘celebrazioni‘ del ‘68: trovo anzi esagerate le polemiche che pure ci sono state. Una canzone è una canzone, come una rosa è una rosa: può parlare di tutto e non ha nessuna pretesa di competere con i convegni degli addetti ai lavori o gli articoli di fondo. Però ho notato che tutte le volte che nelle canzoni viene sfiorato un argomento, diciamo così, extramusicale, c‘è sempre qualcuno che si offende o ironizza su quella che probabilmente viene vista come un‘indebita invasione di campo."
Estratto dall‘Intervista di Paolo Vites per Corriere della Sera/Collezione "Contemporanea".
Pubblicato nell‘ottobre 2009.
Estratto dall‘Intervista di Paolo Vites per Corriere della Sera/Collezione "Contemporanea".
Pubblicato nell‘ottobre 2009.
Responsabilità e innocenza
"Magari, presi uno per uno, nessuno di noi ha grandi responsabilità individuali per quello che accade a migliaia di chilometri di distanza da qui: però essere nati e vivere nella parte ‘buona‘ del pianeta, quella ricca, non mi fa mai sentire del tutto innocente."
Estratto dall‘Intervista di Paolo Vites per Corriere della Sera/Collezione "Contemporanea".
Pubblicato nell‘ottobre 2009.
Estratto dall‘Intervista di Paolo Vites per Corriere della Sera/Collezione "Contemporanea".
Pubblicato nell‘ottobre 2009.






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